Educare, (ri)scoprire, ripartire dalla comunità

Come rieducarci alla bellezza dopo il COVID? Il Festival Visioni Notturne Sostenibili ha tracciato il percorso per farlo (e far ripartire il mondo museale)

Giunto alla sua settima edizione, il Festival Visioni Notturne Sostenibili ha ospitato professionisti, studiosi e istituzioni per dare una visione d’insieme sulle opportunità e gli ostacoli che ha portato “il tempo dell’incertezza”. Tre giornate (27-28-29 maggio) a conclusione di un viaggio pensato per coinvolgere anche scuole e giovani, i protagonisti del futuro, dedicate ad altrettante tematiche fondamentali: educazione, localismo e comunità. 

Questi pilastri del domani ci aiutano a ripensare anche la realtà museale italiana in un’ottica nuova, per interpretare il museo come un contenitore in cui la comunità possa ritrovarsi e rispecchiarsi.  

Partire dall’educazione: dalla scuola al territorio, attraverso la tecnologia

Cuore tematico della prima giornata del Festival presentato nel territorio belicino è stato quello dell’educazione come punto di partenza per una società “pensante” e consapevole, conscia della propria identità e anche delle proprie potenzialità.

Dalla co-progettazione fra amministrazioni e cittadini fino alla scuola come “comunità educante”, in ciascun intervento degli ospiti è emersa chiaramente una forte spinta alla riscoperta del territorio da un lato, ma dall’altro anche un’importante presa di coscienza: la tecnologia, oggi, ha predisposto persone sempre più aperte all’apprendimento. 

Per questo l’educazione del futuro non può prescindere dal tenere in considerazione gli strumenti tecnologici, in particolare lo smartphone. Nel mondo museale questo è già realtà per molte organizzazioni: non una moda, ma una necessità che apre a nuove opportunità di crescita.

Localismo, turismo “lento” e innovazione: percorsi per una storia lunga 4000 anni

La manifestazione, giunta alla settima edizione, ha avuto come teatro Salemi, Segesta e Gibellina, location uniche che riecheggiano la storia di popoli che in (e dalla) Sicilia hanno scritto la nostra cultura. Riscoprire l’importanza di ciò che ci è vicino, il valore di ciò che guardiamo ogni giorno e tuttavia non vediamo, è un’attività fondamentale. 

Il mondo del museo, così come quello del turismo, dovrebbe attingere a piene mani da quella storia, ma innovandosi attraverso tecnologie vicine ai visitatori e ai viaggiatori. Gli strumenti esistono, sono a portata di qualsiasi organizzazione, e permettono di soddisfare una necessità sottolineata da molti ospiti: aprire nuove strade, nuovi percorsi tematici, nuove campagne di scavo. 

L’obiettivo di un Turismo “lento” e attento ai luoghi vicini,  valorizzato dalle nuove tecnologie, non è un’utopia, ma una delle prospettive che offre il mondo post pandemico.

L’insegnamento del Festival  

Ecco che, in conclusione, la tre giorni può essere considerata una sorta di “manifesto” della ripartenza, che potrebbe essere idealmente replicabile in ogni realtà museale, grande e piccola che sia. 

  • Educare per avere un pubblico più propenso ad ascoltare e capire. 
  • Ripensare al rapporto con il visitatore allo scopo di creare un’esperienza indimenticabile. 
  • Dialogare con la comunità utilizzando modi e linguaggi nuovi influenzati dal digitale. 

Il Direttore Artistico del Festival Giuseppe Maiorana ha confermato ciò che ripetiamo da tempo con il Summit e con il podcast #OMMalive: c’è la necessità di mettersi in gioco, di calarsi completamente nel momento che stiamo vivendo e accettare un nuovo ruolo per il museo e per le persone che vi lavorano

Che sia la volta buona?

Potrebbe interessarti anche…

Torna su