Come un museo può prosperare nel caos

A distanza di un anno dall’esplosione della pandemia è giunto il momento per il mondo della cultura di prendere delle decisioni

Il Covid ha scatenato una crisi senza precedenti che ha danneggiato qualsiasi cosa.

Ciò che però le persone ancora non capiscono è che i cambiamenti scaturiti da questo avvenimento sono qui per restare, anche nel settore della cultura.

Prima riusciamo a rendercene conto e meglio sarà.

ATTENZIONE: questo articolo tocca delle tematiche che potrebbero anche urtare la tua sensibilità, ma se sei un Direttore, un amministratore pubblico o un professionista del mondo della cultura, ti chiedo di prenderti il tempo necessario per approfondire.

Una bomba a orologeria

Al di là di creare dei danni irreparabili per il settore del turismo per gli anni a venire il Covid-19 ha messo in evidenza gli enormi limiti di molti musei, amplificando e mettendo sotto la lente di ingrandimento quelli già preesistenti: 

  • business model basato solamente sulla visita in loco; 
  • scarsa attenzione alla fase di educazione prima dell’arrivo al museo;
  • nessuna sorta di fidelizzazione sul medio-lungo periodo.      

In parole povere, il coronavirus ha fatto esplodere una bomba a orologeria su cui il sistema era seduto in modo inconsapevole. 

Quanto accaduto avrebbe dovuto accelerare la consapevolezza delle istituzioni culturali di trovarsi nel mezzo di un processo di profondo cambiamento dell’intera società.

Tuttavia, se in un primo momento queste realtà, stimolate dalla necessità di evolversi per sopravvivere sono riuscite a reinventarsi, negli ultimi mesi complici le ulteriori chiusure e la mancanza di progettualità del mondo della politica, sono ormai prive di speranze e rassegnate a vivere alla giornata.

La necessità di un nuovo valore

Certe realtà prendono vantaggio dagli scossoni, prosperano e crescono quando sono soggette ai cambiamenti.

E non sto parlando del concetto di resilienza che molte volte viene citata impropriamente: questa infatti può essere definita come la qualità nel tornare uguale senza mutare, fare fronte in maniera positiva ad eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà senza alienare la propria identità.

Quello di cui ti voglio parlare io è un altro valore ed è stato teorizzato da Nassim Nicholas Taleb nel libro “Antifragile”.

Per capire il concetto di antifragilità dobbiamo partire dal suo opposto, la fragilità: un sistema fragile è esposto continuamente a rischi che possono danneggiarlo o anche distruggerlo. 

Per proteggere un sistema fragile in genere si mettono in atto comportamenti o modifiche per renderlo più robusto, in tal modo si implementa un concetto di resistenza e di resilienza. 

Ma robustezza e resilienza portano in sé un grosso limite: la rottura.

Un sistema resiliente o resistente è comunque uguale alla sua versione fragile, solo che ha “qualcosa in più” finalizzato ad alzare il livello del proprio punto di rottura.

Un sistema antifragile invece, subisce l’evento traumatico, lo fa proprio e lo sfrutta per migliorare.

Ecco perché il vero opposto del concetto di fragilità, non è la resilienza ma l’antifragilità:

la caratteristica di un sistema di cambiare e migliorare a fronte di fattori di stress esterni al fine non di proteggersi bensì di adattarsi e innovare.

Caleb afferma che le realtà che davvero sopravvivono nel mondo attuale abbiano in sé la dote straordinaria di essere antifragili.

L’evoluzione non è basata sulla protezione degli organismi, ovvero su renderli più robusti o resilienti. E’ basata sul cambiamento, organismi nuovi sono più forti di quelli precedenti. 

Allo stesso modo, un sistema antifragile che abbraccia l’imprevisto, l’incertezza, ne assume positivamente il rischio.

Tale caratteristica è proprio insita in tutti i sistemi che sono sopravvissuti. 

Ed è quella a cui devi ambire con la tua istituzione. 

Far prosperare un museo

E’ in corso una delle più grandi trasformazioni della storia di questo settore, ma la maggior parte delle istituzioni non ha ancora chiaro la portata di questa rivoluzione che inevitabilmente le toccherà.

“Protette” da un sistema portato a controllare e regolamentare uno standard “accademico” nel modo di fare le cose, molte realtà si sono trovate a ripensare l’intero sistema di acquisizione dei visitatori sfruttando per la prima volta le potenzialità dei canali digitali.

Alcune invece sono state in grado adattarsi, di stravolgere il loro modello di museo, la programmazione, un certo modo di fare le cose.

Quello che anche tu puoi fare è aiutare la tua istituzione ad uscire dall’attuale crisi: devi metterti in gioco, calarti nel momento attuale che stiamo vivendo.

Come approfondire questo tipo di approccio? Partecipando alla nuova edizione del Summit del Museo Italiano.

L’evento della durata di tre giorni, sarà costituito dalle tre tematiche fondamentali in questo particolare momento storico: gestione, marketing e innovazione.

Come spesso gli ho definiti, sono i tre ingranaggi che qualsiasi istituzione dovrebbe iniziare a far girare per rilanciarsi.

Cosa devi fare adesso? Leggi le recensioni di chi ha partecipato lo scorso luglio ed entra anche tu a far parte dell’evento con oltre 30 speaker e che ha ospitato quasi 900 protagonisti del settore.

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